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Argomento:

Tra le righe del mondo

Non è una rassegna stampa.
Non è neanche un’editoriale.
È uno sguardo obliquo, simbolico, disincantato e – quando serve – affilato.
In questa rubrica, Sal Dattilo legge l’attualità come fosse un manoscritto antico: cercando il non detto, il dettaglio che sfugge, la parola che stona.
Perché il mondo parla. Ma solo chi sa leggere tra le righe capisce cosa vuole dire.

Tra le righe del mondo

Mediterraneo: il dialogo immaginario

di Stefano Conte 29 Maggio 2025
scritto da Stefano Conte

A Roma si sono incontrati i rappresentanti di Italia, Grecia, Spagna e Tunisia per rilanciare – così dicono – la cooperazione culturale tra le due sponde del Mediterraneo.
Un bel titolo. Suggestivo, quasi poetico.
Partenariato Euromediterraneo: suona come un patto tra antiche civiltà, come un’eco proveniente dai porti fenici o dalle biblioteche bruciate. Ma basta avvicinare l’orecchio per accorgersi che, più che un dialogo tra sponde, è un monologo con eco istituzionale.

Perché la verità è che la cultura non dialoga nemmeno tra due quartieri dello stesso comune.
Figuriamoci tra Stati.

Mi sarebbe piaciuto applaudire all’iniziativa. Mi sarebbe piaciuto credere che fosse davvero possibile costruire ponti tra nord e sud del Mediterraneo, tra l’Europa che affoga nella burocrazia e il sud del mondo che cerca ancora spazio per respirare bellezza.
Ma la mia esperienza mi frena.
Anni di progetti, festival, iniziative di territorio mi hanno insegnato che la cultura è molto meno nobile di quanto appaia nei comunicati stampa.
Altro che genio, bellezza, amore.

Dietro il sipario, la scena è un’altra:
acredine tra associazioni, gelosie tra artisti, presunzione tra operatori, autoreferenzialità come cifra stilistica, egoismi mascherati da visione.
E ogni tanto, qualche abbraccio di circostanza sotto il palco. Ma appena cala il sipario, ognuno torna a difendere il proprio orticello, spesso incolto.

Le associazioni culturali, dicevo, non collaborano nemmeno nello stesso comune.
C’è chi fa teatro ma ignora chi fa musica. Chi organizza mostre ma snobba le biblioteche. E nei comuni vicini ci si guarda in cagnesco, come se la creatività fosse un dominio da presidiare, non un campo da coltivare insieme.

E allora, in questo scenario, cosa speriamo di costruire con la Tunisia?
Con la Grecia? Con la Spagna?
Se non siamo capaci di dialogare nemmeno con chi ha la sede a due isolati di distanza, con chi divide con noi il manifesto della rassegna ma non risponde a un messaggio?

Negli anni ho maturato una certezza amara quanto un caffè dimenticato sul fuoco:
la cultura, così com’è gestita oggi, non decollerà mai.
Non finché sarà un’industria drogata dall’aiuto pubblico, incapace di sostenersi, di innovare, di collaborare.
Non finché gli operatori saranno più preoccupati del proprio ruolo che del senso del proprio lavoro.

Serve una rivoluzione silenziosa.
Una cultura che non viva solo di contributi, ma di relazioni vere, di scommesse comuni, di economie circolari. Una cultura che torni ad essere ponte, e non palcoscenico.

Il Mediterraneo è pieno di coste, ma privo di approdi comuni.
Sarà anche per questo che, di partenariato, parliamo solo nei convegni.

29 Maggio 2025 0 commenti
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Tra le righe del mondo

Film “Conclave”: elogio del dubbio

di Stefano Conte 27 Aprile 2025
scritto da Stefano Conte

Il film Conclave mi ha un po’ deluso.

Si tratta della storia di intrighi e debolezze umane che mi sarei sinceramente risparmiata. Non per nascondere la testa sotto la sabbia ma perché sono stufo di vedere rappresentate al cinema solo le bassezze che ci propina giornalmente l’umanità.
Gli attori tutti bravissimi ma non da Oscar, come qualcuno sperava. Non perché non siano stati all’altezza ma perché, a mio avviso, ricoprono tutti ruoli secondari, di contorno. La vera protagonista della storia è la storia stessa.

Due immagini, però, restano.
La fotografia struggente dei cardinali che, sotto la pioggia, rientrano in San Pietro protetti da ombrelli bianchi.
E il discorso del cardinale decano, semplice e potente, che vale l’intero film.

“L’unico peccato che ho imparato a temere più di ogni altro è la certezza.
La certezza è il grande nemico dell’unità.
La certezza è il nemico mortale della tolleranza.
…
La nostra fede è una cosa viva proprio perché va di pari passo con il dubbio.
Se ci fosse solo la certezza, e non il dubbio, non ci sarebbe il mistero.”

Io chiaramente non mi riferisco alla fede in Dio o nella Chiesa.
Penso alla fede nei nostri ideali, valori, principi.
Anche questi, se vengono rinchiusi nella prigione della certezza assoluta, diventano dogmi vuoti, mummificati, inutili.

Il dubbio non è il contrario della fede.
È la condizione perché essa resti viva.
È il respiro che impedisce al pensiero di diventare statua.
È il movimento silenzioso che impedisce alla nostra anima di pietrificarsi.

Avere ideali non significa trasformarli in steccati invalicabili.
Significa portarli con sé, come una lanterna nel buio, accettando che la luce sia fragile, mobile, tremolante.
E che proprio per questo, sia vera.

È la certezza che separa, che divide, che condanna.
È il dubbio che unisce, che apre, che invita.

Il vero atto di fede, quello autentico, è continuare a camminare anche quando il sentiero si fa invisibile.
Anche quando il mistero sembra troppo grande per essere afferrato.
Anche quando la voce interiore sussurra domande, non risposte.

Il dubbio, se coltivato con onestà, è fratello della tolleranza.
È compagno della libertà.
È la base segreta di ogni vera fraternità.

Non servono film sugli intrighi.
Ne abbiamo già a sufficienza, purtroppo.
Servono storie che ci ricordino questo:
che solo chi sa dubitare è davvero capace di vivere in libertà e tolleranza.

27 Aprile 2025 0 commenti
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Tra le righe del mondo

Il Papa, i Massoni e quel dialogo che non si fa mai

di Stefano Conte 22 Aprile 2025
scritto da Stefano Conte

È morto Papa Francesco.

E stavolta non è una fake news.

Tutti, proprio tutti, lo stanno celebrando come il Papa del dialogo, dell’accoglienza, della pace, dell’apertura.
Un pontefice “progressista”, dicono. E lo era, in molti sensi. Ha fatto tremare qualche colonna troppo rigida. Ha fatto arrabbiare i custodi del “si è sempre fatto così”. Ha usato parole nuove, in luoghi dove si parla in latino.

Eppure, in mezzo a tanto dialogo, ce n’è uno che non ha mai neanche sfiorato: quello con i Liberi Muratori.

Già.
Perché mentre Francesco benediceva il dialogo tra religioni, tra popoli, tra culture, e persino tra atei e credenti… quando si trattava di Massoneria, la porta è rimasta chiusa. Anzi: la scomunica è rimasta al suo posto, lucidata e confermata.
Con tanto di documento ufficiale nel 2023, firmato dal Dicastero per la Dottrina della Fede: “inconciliabile”, hanno scritto.

Il motivo? La solita storia: sincretismo, relativismo, una visione della verità troppo… panoramica.
Insomma: il muratore costruisce, ma evidentemente non con i mattoni giusti.

Eppure, diciamolo: certe parole chiave della Massoneria, Libertà, Uguaglianza, Fratellanza, non suonano poi così diverse da quelle dell’enciclica “Fratelli tutti”.
E il concetto di “luce” che guida il cammino non è poi così distante da quello che illumina il cuore dei giusti, in tutte le religioni.

Allora perché questo gelo?
Perché il Vaticano parla con l’imam, con il rabbino, con il buddhista e con lo scienziato laico, ma non con chi porta al dito un anello con squadra e compasso?

Non lo so.
Forse fa ancora paura un’idea: quella che la verità, per essere davvero grande, debba stare comoda anche in un tempio che non ha muri.

22 Aprile 2025 0 commenti
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Chi sono

Chi sono

Un libero pensatore. Un osservatore del mondo che cammina ai bordi del pensiero dominante, non per snobismo, ma per gusto dell’asimmetria. Ho scelto di coltivare il dubbio come forma di conoscenza, l’ironia come forma di resistenza, la simbologia come chiave di lettura della realtà. E ogni tanto, anche come arma gentile per disarmare la banalità.

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