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Argomento:

La parola abusata

Ogni tanto una parola si gonfia, si svuota o si traveste.
In questa rubrica si indagano i termini che il discorso pubblico consuma senza masticare e si prova a restituire significato a ciò che è diventato rumore.

La parola abusata

Sicurezza

di Stefano Conte 1 Maggio 2025
scritto da Stefano Conte

Ogni 1° maggio celebriamo il Lavoro. Ma non possiamo farlo senza parlare di quella parola che tutti pronunciano — e pochi praticano davvero: sicurezza.

Sicurezza non è un obbligo da spuntare su un foglio. Non è una clausola da contratto. Non è un fastidio da minimizzare, né un lusso da rimandare quando “le cose andranno meglio”. Sicurezza è un atto di civiltà. È la misura del rispetto per chi lavora. È la distanza — sottile ma decisiva — tra una giornata che finisce con una stretta di mano e una che finisce in ospedale. O peggio.

In Italia, le tragedie sul lavoro si susseguono con una regolarità che non può più essere archiviata come fatalità. Non bastano i minuti di silenzio, non bastano le corone di fiori. Non servono neanche solo nuove leggi, se poi restano nei cassetti o diventano scartoffie da compilare senza convinzione. Serve una cultura della sicurezza. E serve adesso.

Ma come si costruisce davvero?

Anzitutto con formazione vera, non finta. Non corsi improvvisati, non attestati senza contenuti. La sicurezza richiede conoscenza, consapevolezza, esercizio. E aggiornamento continuo. Poi serve partecipazione attiva dei lavoratori: nessuno conosce i rischi quotidiani meglio di chi li affronta. Bisogna ascoltarli, valorizzarli, coinvolgerli. Anche nei piccoli gesti: la segnalazione di un “quasi infortunio” può prevenire una tragedia.

C’è poi la questione dei controlli: servono più frequenti, più efficaci, più mirati. Non per punire, ma per aiutare a migliorare. E servono imprese che non temano i controlli, ma li considerino parte del proprio percorso di crescita. La sicurezza, se ben gestita, non è un costo. È un investimento. E produce valore.

Ma tutto questo non funziona se si lavora precari, isolati, ricattabili. La precarietà è nemica della sicurezza: chi ha un contratto a termine, o lavora per subappalti a catena, è più esposto, più vulnerabile, meno protetto. Più incline ad abbassare la testa quando non dovrebbe.

E poi c’è un altro paradosso: le risorse per la sicurezza ci sono, ma non sempre vengono usate bene. A volte restano inutilizzate, altre volte sono impiegate in corsi inutili, in progetti autoreferenziali, in iniziative poco efficaci. Sprecare soldi sulla sicurezza è peggio che non averli: dà l’illusione di aver fatto qualcosa, quando in realtà non è cambiato nulla.

Non servono solo norme. Serve coscienza. E coraggio. Perché cambiare richiede volontà, responsabilità, e un po’ di onestà intellettuale.
Serve che ogni azienda — grande o piccola — si assuma il compito di costruire ambienti di lavoro giusti, stabili, sani.
Serve che lo Stato garantisca ispezioni, formazione di qualità, uso mirato dei fondi.
Serve che i lavoratori abbiano voce, stabilità, protezione.
Serve, in breve, un patto vero tra tutti.

La sicurezza non è la cornice del lavoro. È la sua base.
Il primo passo. Il presupposto. La condizione minima.
Senza sicurezza, il lavoro non è lavoro: è solo un rischio pagato a ore.

1 Maggio 2025 0 commenti
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La parola abusata

Libertà: il potere e il dovere di scegliere

di Stefano Conte 26 Aprile 2025
scritto da Stefano Conte

Il 25 aprile si celebra la Libertà.
O almeno, si cerca di farlo.
Ma il rischio, ogni volta, è confondere la libertà con l’assenza di limiti, con il capriccio, con il rumore.

La vera Libertà non è il diritto di fare tutto ciò che si vuole.
È il potere di compiere o non compiere certi atti, secondo la determinazione della nostra volontà.
È la forza di scegliere.
È la responsabilità di sapere che ogni scelta traccia un solco, e che quel solco non riguarda solo noi.

Essere liberi non significa ignorare regole o negare confini.
Significa riconoscere che il nostro diritto finisce dove comincia quello degli altri.
Significa che non tutto ciò che è possibile è anche giusto.

La Libertà autentica cammina insieme alla Legge morale.
Non quella imposta dall’esterno, ma quella riconosciuta nel profondo di sé, là dove il rumore della propaganda si spegne e resta solo la voce del proprio dovere.

È facile sventolare bandiere. È difficile esercitare la Libertà come disciplina quotidiana: pensare con la propria testa, agire con rispetto, scegliere senza farsi trascinare.

La Libertà non si festeggia. Si costruisce. Pietra su pietra. Silenziosamente.

E ogni volta che scegliamo di pensare, di rispettare, di agire con giustizia, aggiungiamo un mattone al nostro Tempio interiore.
Un Tempio senza mura, ma con fondamenta profonde.

Non basta essere stati liberati una volta.
Bisogna essere liberi, ogni giorno.

26 Aprile 2025 0 commenti
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Chi sono

Chi sono

Un libero pensatore. Un osservatore del mondo che cammina ai bordi del pensiero dominante, non per snobismo, ma per gusto dell’asimmetria. Ho scelto di coltivare il dubbio come forma di conoscenza, l’ironia come forma di resistenza, la simbologia come chiave di lettura della realtà. E ogni tanto, anche come arma gentile per disarmare la banalità.

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