Please assign a menu to the primary menu location under menu

natura

Le mie letture

La favolosa storia delle verdure

Copertina del libro

Una vera rivelazione. Non tanto l’affascinante mondo delle verdure, quanto a cosa si cela dietro al perché scriverne la storia.

La favolosa storia delle verdure Book Cover La favolosa storia delle verdure
Évelyne Bloch-Dano
Literary Collections
add editore
2017
192

Quando si mangia la verdura è la storia del mondo che si inghiotte, in un unico ortaggio si incontrano la grande storia e la storia dei ricordi di ognuno di noi: le conquiste, la via delle spezie, l’apertura di passaggi marittimi, il commercio tra gli Imperi, l’economia, la diplomazia e la politica mescolati a storie di madri e padri, di nonne e nonni, cucine e dispense piene di sapori.

Parlare di verdure significa quindi partire alla ricerca di un territorio, di una cultura, significa ritrovare le tracce di una storia che si insinua nell’etimologia di una parola, il viaggio di un prodotto da regione a regione, di Paese in Paese, da una sfera simbolica a un’altra – perché le carote fanno gli occhi belli e i bambini nascono sotto i cavoli? – passare da un orto a una poesia, da un quadro a un’ortolana, una di quelle signore con la voce squillante che spingevano il carretto per le strade tessendo le lodi delle loro insalate appena colte; da una canzone a un conquistador che trasporta nuovi germogli e condimenti nelle murate della sua caravella. Significa viaggiare nello spazio e nel tempo, dalla sfera collettiva a quella più intima, significa incrociare i nostri sapori e le nostre domande, esperienze, curiosità. Nel baccello di un pisello, nei semi di un pomodoro, nell’amaro amabile del cardo e del carciofo, nelle foglie e nei gambi del ravanello che buttiamo via senza pensarci si nascondono tesori.

AdvertisingLifestyle

In una tazza tutto il piacere della natura

camomilla bonomelli

Ho sempre affrontato l’oggi come se non ci fosse un domani. Non si tratta di pessimismo ma di voglia di vivere intensamente ogni momento, di assaporare i frutti del successo e di relegare gli insuccessi alla casualità di un attimo che passa e lascia il posto al sorriso.
Che fosse una giornata di studio o di lavoro, ho cercato sempre di concluderla con un momento liberatorio, un momento di riappropriazione del mio tempo, di quello da dedicare a quell’io bambino che non mi ha mai abbandonato. Una passeggiata all’aria aperta, magari una lieve brezza che accarezza il viso, e la ricerca dei profumi della natura. Mi sono inebriato del profumo dei gelsomini lungo i viali della mia città, di quello delle rose del giardino del vicino, del sacro basilico piantato sul terrazzo di casa dei miei genitori. Ma il ricordo più vivo, quello più piacevole, a cui torno sempre con la memoria, è legato alle lunghe camminate lungo i viali sterrati di un oliveto dell’entroterra salentino nel quale, ai piedi degli olivi, crescevano spontanee migliaia di piante di camomilla. In estate non era ancora tempo di raccolta delle olive e le piante potevano crescere indisturbate. Era un’enorme macchia bianca a pois gialli, che finiva all’orizzonte. Pareva un quadro ma, a differenza di questo, emanava un profumo così intenso da stordire.

Buzzoole

Oggi è così che faccio, da buon cancerino mi rintano nel mio guscio, in casa mia. Il luogo che ho reso accogliente e che mi permette di riconciliarmi con il mondo. Apro le finestre per far entrare l’aria fresca della sera e, come in un sacro rituale, metto a scaldare l’acqua, la verso bollente in quella tazza di ceramica bianca, sempre la stessa, e preparo la mia camomilla serale. Anche questa fa parte del rituale, deve essere Bonomelli. Quella buona e profumata che mi preparava la mamma da bambino. Quella che riesce a farmi tornare vivido in mente il ricordo di quelle camminate nei campi e il profumo di quei fiori.

http://l12.eu/bonomelli-1127-au/GSJW6PLA3O0AVTD3GZI8