Ho sempre affrontato l’oggi come se non ci fosse un domani. Non si tratta di pessimismo ma di voglia di vivere intensamente ogni momento, di assaporare i frutti del successo e di relegare gli insuccessi alla casualità di un attimo che passa e lascia il posto al sorriso.
Che fosse una giornata di studio o di lavoro, ho cercato sempre di concluderla con un momento liberatorio, un momento di riappropriazione del mio tempo, di quello da dedicare a quell’io bambino che non mi ha mai abbandonato. Una passeggiata all’aria aperta, magari una lieve brezza che accarezza il viso, e la ricerca dei profumi della natura. Mi sono inebriato del profumo dei gelsomini lungo i viali della mia città, di quello delle rose del giardino del vicino, del sacro basilico piantato sul terrazzo di casa dei miei genitori. Ma il ricordo più vivo, quello più piacevole, a cui torno sempre con la memoria, è legato alle lunghe camminate lungo i viali sterrati di un oliveto dell’entroterra salentino nel quale, ai piedi degli olivi, crescevano spontanee migliaia di piante di camomilla. In estate non era ancora tempo di raccolta delle olive e le piante potevano crescere indisturbate. Era un’enorme macchia bianca a pois gialli, che finiva all’orizzonte. Pareva un quadro ma, a differenza di questo, emanava un profumo così intenso da stordire.

Buzzoole

Oggi è così che faccio, da buon cancerino mi rintano nel mio guscio, in casa mia. Il luogo che ho reso accogliente e che mi permette di riconciliarmi con il mondo. Apro le finestre per far entrare l’aria fresca della sera e, come in un sacro rituale, metto a scaldare l’acqua, la verso bollente in quella tazza di ceramica bianca, sempre la stessa, e preparo la mia camomilla serale. Anche questa fa parte del rituale, deve essere Bonomelli. Quella buona e profumata che mi preparava la mamma da bambino. Quella che riesce a farmi tornare vivido in mente il ricordo di quelle camminate nei campi e il profumo di quei fiori.

http://l12.eu/bonomelli-1127-au/GSJW6PLA3O0AVTD3GZI8